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Discoteche ancora chiuse fino al mese di Luglio ma è facoltà delle Regioni decidere a livello locale le riaperture.

Nel frattempo il Veneto ha già fissato la riapertura dal prossimo venerdì

Dopo una prima comunicazione su possibile riapertura delle discoteche, arriva una doccia fredda agli imprenditori del settore,

Infatti il Governo ha fatto dietrofront decidendo di rinviare le aperture al mese di Luglio ma dando facoltà alle regioni, di decidere in modo autonomo.

Ecco il comunicato stampa di AssoIntrattenimento, una delle principali associazioni che raggruppa buona parte dei locali da ballo Italiani:

Abbiamo esaurito le parole nel commentare gli incomprensibili atti di questo Governo. Dopo la conferenza
delle regioni del 9 giugno, in cui venivano stilate le linee guida con conseguente data di riapertura delle
discoteche già dalla metà di giugno, ieri il Governo ha convocato d’urgenza i governatori regionali e delle
province autonome per esprimere il proprio disappunto riguardo le date di riapertura.

Nei fatti il Governo
avrebbe disposto la riapertura dei locali discoteca e simili anziché dal 15 giugno, come ormai pubblicamente
percepito, al 15 Luglio. Tale scelta risulta inaccettabile perché mette in pericolo di fallimento oltre il 50%
delle nostre attività già prostrate dopo 110 giorni di completa inattività.


Il governo lascia però la capacità alle regioni di aprire le aziende discoteca in anticipo, rispetto al 15 luglio,
attraverso proprie Ordinanze. Alcune Regioni, la Toscana e la Sicilia, hanno già emanato tali provvedimenti
ed altre l’Emilia Romagna, il Veneto e la Puglia sembrerebbero in procinto di emetterle.


Facciamo un appello a tutti i Governatori, che ben hanno potuto vedere l’intenso lavoro di proposte
fatto dalle Associazioni di categoria del settore, perché una volta per tutte le nostre aziende possano
ripartire dal 15 giugno 2020, perché le nostre aziende siano trattate come le altre del territorio
Nazionale e non discriminate.


In ogni caso, dopo 110 giorni, abbiamo bisogno di assistenza con ingenti somme a fondo perduto per
sostenere le nostre realtà, per pagare energia, fornitori, affitti, assicurazioni, manutenzioni, professionisti,
ecc.: costi questi che abbiamo dovuto comunque sostenere anche durante la “chiusura forzata” che lo Stato
ci ha imposto.


Se questo aspetto non sarà risolto appare chiaro che il nostro abbandonato settore non potrà fare altro che
azioni eclatanti che vanno da Pubbliche manifestazioni, al blocco delle autostrade e delle ferrovie, alla rivolta
fiscale ad azioni di lotta che, quanto meno, potranno fare ritornare sulla terra i marziani che hanno scritto la
parola fine ad aziende di imprenditori che hanno dedicato tutta una vita al proprio lavoro.


Quello che riusciamo a capire dopo aver letto il documento partorito ieri, probabilmente perché non siamo
ancora attrezzati per la psichiatria, è che i nostri amministratori sembrano aver preferito un assurdo
“copia/incolla” tra le nostre proposte e luoghi comuni diffusi sui social media, pubblicati da chi si sveglia un
giorno virologo e un altro agente dei servizi, piuttosto che sostenere un SERIO confronto con le associazioni
di categoria.


Le nostre proposte, sempre enunciate dopo attenta analisi dei nostri tecnici e di esperti non ascrivibili ai
nostri “fans”, non hanno MAI ricevuto una risposta nel merito. Anzi, nei confronti diretti con le singole autorità
competenti, abbiamo sempre ricevuto un plauso per la concretezza e fattibilità di quanto suggerito.

DARIO GANDOLFI